Nel 1772 Casanova arriva a Bologna, dove si trova a suo completo agio. Scrive nelle sue Memorie: «Non esiste in Italia una città in cui si possa vivere con maggiore libertà che a Bologna, dove ci si può procurare con poca spesa ogni sorta di piacere». Alla perenne ricerca di soldi, gli viene fornita l’occasione per guadagnarne quando in una libreria gli vengono presentati due opuscoli dove si discute il problema se la donna ragioni o meno con l’utero… Casanova, leggendo della querelle, da quel gran conoscitore del sesso femminile qual è, si sente stimolato a parteciparvi e scrive subito un libello in cui – tra citazioni seriose riferite a Platone, Campanella, Moro – si fa beffe della disputa pedantemente condotta dai due professori, giudicandola una questione di “lana caprina”, priva di buon senso e di buon gusto. Nella sua deliziosa e divertita risposta, pur ammettendo certe differenze fisiologiche e psicologiche, contesta energicamente – in uno stile sospeso tra ironia e satira di costume – la subordinazione della volontà femminile ai capricci dell’utero.
GIACOMO CASANOVA
(1725-1798)
Figlio di attori, studiò legge a Padova. Divenuto in seguito abate, dopo aver viaggiato in Francia, tornò a Venezia nel 1755, dove venne imprigionato nei Piombi dai quali fuggì avventurosamente all’estero. Nel 1767 fu colpito da un ordine di estradizione dalla Francia e nel 1769 finì in carcere a Barcellona. Tornò in patria come “confidente” del Tribunale dell’Inquisizione sino a quando, nel 1782, la pubblicazione di un libello con imprudenti rivelazioni sulla società veneziana non lo costrinse nuovamente all’esilio. La sua fama di scrittore si fonda soprattutto sulle sue monumentali Memorie (1791-1798).
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Giacomo Casanova – Lana caprina. Epistola di un licantropo
10,00€
A cura di Renato Giordano
Nel 1772 Casanova arriva a Bologna, dove si trova a suo completo agio. Scrive nelle sue Memorie: «Non esiste in Italia una città in cui si possa vivere con maggiore libertà che a Bologna, dove ci si può procurare con poca spesa ogni sorta di piacere». Alla perenne ricerca di soldi, gli viene fornita l’occasione per guadagnarne quando in una libreria gli vengono presentati due opuscoli dove si discute il problema se la donna ragioni o meno con l’utero… Casanova, leggendo della querelle, da quel gran conoscitore del sesso femminile qual è, si sente stimolato a parteciparvi e scrive subito un libello in cui – tra citazioni seriose riferite a Platone, Campanella, Moro – si fa beffe della disputa pedantemente condotta dai due professori, giudicandola una questione di “lana caprina”, priva di buon senso e di buon gusto. Nella sua deliziosa e divertita risposta, pur ammettendo certe differenze fisiologiche e psicologiche, contesta energicamente – in uno stile sospeso tra ironia e satira di costume – la subordinazione della volontà femminile ai capricci dell’utero.
GIACOMO CASANOVA
(1725-1798)
Figlio di attori, studiò legge a Padova. Divenuto in seguito abate, dopo aver viaggiato in Francia, tornò a Venezia nel 1755, dove venne imprigionato nei Piombi dai quali fuggì avventurosamente all’estero. Nel 1767 fu colpito da un ordine di estradizione dalla Francia e nel 1769 finì in carcere a Barcellona. Tornò in patria come “confidente” del Tribunale dell’Inquisizione sino a quando, nel 1782, la pubblicazione di un libello con imprudenti rivelazioni sulla società veneziana non lo costrinse nuovamente all’esilio. La sua fama di scrittore si fonda soprattutto sulle sue monumentali Memorie (1791-1798).
Giacomo Casanova
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